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Profilo Biografico
(a cura di Dionigi Roggero)
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Angeolo Morbelli
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Angelo Morbelli nasce ad Alessandria il 18 Luglio 1853, in una tappa
dei continui trasferimenti del padre Giovanni, casalese di nascita,
impiegato come sottosegretario presso l'Intendenza Generale di quella
città.
La madre, “Giovannina” Ferraris, muore prematuramente nel 1858,
lasciando orfani i due figli Angelo e Alfredo, che compiono gli studi
come convittori presso il Collegio dei Padri Somaschi di Casale
Monferrato, dove la famiglia Morbelli aveva diverse proprietà.
Abbandonati gli interessi musicali per una malattia giovanile
all'apparato uditivo, il giovane Angelo si iscrive nel 1867
all'Accademia di Brera con una borsa di studio offerta dal Municipio di
Alessandria (il padre era in aspettativa a metà stipendio).
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Frequenta con impegno i corsi e
ottiene diversi riconoscimenti, tra cui una medaglia
d'argento per il disegno di figura. Al termine degli studi
ha inizio la lunga attività espositiva che farà conoscere
le sue opere prima in ambito milanese, poi nelle principali
rassegne italiane e infine in molte città europee e
americane.
Sono gli anni in cui risiede stabilmente a Milano, tranne brevi periodi
estivi trascorsi in villeggiatura o nella residenza di campagna che la
famiglia Morbelli aveva acquistato alla Colma di Rosignano: un ridente
angolo di Monferrato, chiamato “Villa Maria” in onore dell'amatissima
moglie, che fu sempre il suo insostituibile locus animae.
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Ritratto del padre
Giovanni Morbelli
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Punto di partenza e di arrivo di una complessa rete
epistolare, la pittoresca residenza teneva saldamente unito uno
straordinario sodalizio composto di illustri ospiti casalesi, tra cui
Leonardo Bistolfi e Francesco Negri (che ha fissato nella memoria
fotografica l'atelier ), e di famosi artisti e letterati, come
l'amico fraterno Pellizza da Volpedo o Giovanni Cena oppure gli inglesi
Samuel Butler e il suo biografo Henry Festing Jones.

Angelo Morbelli con moglie e figli
Risalgono all'inizio degli anni Ottanta i primi successi di Angelo
Morbelli che si impone con la sofferta tematica della vecchiaia,
raffigurata nei celebri quadri realizzati all'interno del Pio Albergo
Trivulzio di Milano. Negli anni successivi, entrato a far parte del
gruppo di artisti legati a Vittore Grubicy, sviluppa gli studi sulla
luce e sul colore, premessa indispensabile per la futura scelta del
Divisionismo, che caratterizza il suo inconfondibile stile pittorico.

Angelo Morbelli nello studio con
amici (Mazzotta Ed.). Il pittore sul balcone di casa

Una breve parentesi di influenza simbolista, a
cavallo del secolo, non distrae il pittore monferrino dal crescente
interesse per la pittura di paesaggio, che diventa il soggetto
preferito di tanti quadri dipinti alla Colma di Rosignano, molti dei
quali ambientati a “Villa Maria”. La splendida casa-atelier ,
dove egli amava immortalare i vasi di gerani sullo sfondo dei dolci
colli monferrini, diventa il cenacolo della “nuova via pittorica al
Divisionismo”, visivamente richiamata dai ritratti degli artisti
raffigurati: Segantini, Pellizza, Longoni, Bistolfi e Quadrelli,
immortalati dal pennello di Giovanni Sottocornola.
L'ultimo scorcio della sua feconda esistenza è dedicato alle
riflessioni teoriche sull'estetica, attentamente registrate nel suo
curioso diario intitolato La Via Crucis del Divisionismo.
Angelo Morbelli muore a Milano il 7 novembre 1919.

La moglie Maria
e piccoli amici (Lativa Ed.)
L'Artista
(a cura di Giuliana Romano Bussola)
Una doverosa, meritata azione
rivalutativa ha definitivamente riconosciuto in Morbelli un grande del
divisionismo, annullando le gerarchie che lo volevano al di sotto di
altri esponenti del movimento, ognuno con il proprio stile personale.
Il suo realismo non è quindi da meno del decorativismo allucinato di
Previati, del misticismo proletario di Pellizza o del panteismo di
Segantini. Decantate le mode e le determinazioni sociali che
influenzavano il gusto, scacciato il pregiudizio in base al quale
l'abilità tecnica è a scapito dell'arte, Morbelli ha dimostrato di
essere non solo il più osservante delle regole del divisionismo, che
era il suo Credo, ma di essere anche dotato di grande sensibilità umana.

2 maggio 1909 - Angelo Morbelli
(primo a sinistra)
con altri artisti
all' VIII Esposizione d'arte Città di Venezia
Verista e fatalista, a volte con una punta di scetticismo, documenta la
realtà servendosi della fotografia, senza dare giudizi, senza
polemizzare o compiacersene drammatizzando o edulcorando, nondimeno
riuscendo contemporaneamente a cogliere stati d'animo e sfumature
psicologiche. Lo dimostrano i dipinti del Pio Albergo Trivulzio e anche
la pittura di paesaggio, dove viene evocata una tenera malinconia
crepuscolare in una concomitanza di sentimenti tra uomo e natura. Al
clima di filantropia cui inevitabilmente si accosta, anche se in
maniera più tiepida dell'amico fraterno Pellizza più militante e
utopista, si unisce l'amore per la natura.

Villa Maria con la
neve
Proprio in questo tema, trattato con la stessa cura dei “vecchioni e
vecchine”, possiamo cogliere il passaggio dall'impressionismo al
neo-impressionismo che mantiene le direttive del colore puro, della
mescolanza ottica, dell'antiaccademismo, ma che sostituisce la
fuggitiva impressione del plein air con
la meditazione e la rigorosa stesura in studio. Studio che rimane
ancora intatto nella residenza estiva della Colma di Rosignano,
religiosamente conservato dagli eredi, dove l'artista si recava per
ritrovare gli amici e immergersi nell'atmosfera semplice della campagna
e degli affetti familiari. Il giardino, in particolare, è rimasto come
allora, quando Morbelli poneva il cavalletto per abbozzare Lezione all'aperto , Il geranio , Il capitello , L 'ingresso alla Colma , dai quali traspare non solo la grandezza stilistica, ma anche l'uomo cha ha fatto dell'arte una ragione di vita.
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